Lo scorso 26 febbraio la Commissione UE ha presentato una proposta legislativa che modifica la Direttiva CSRD e CSDD, semplifica la Tassonomia UE e posticipa gli obblighi di comunicazione. In particolare, la proposta della commissione prevede:
- Drastica riduzione del campo di applicazione della CSRD: la proposta specifica un limite di 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a 50 milioni di Euro o un totale di bilancio superiore a 25 milioni di Euro come soglia minima per rientrare nell’obbligo di rendicontazione.
In questo modo le imprese che non superano le soglie non saranno tenute a pubblicare la relazione di sostenibilità e, dunque, verranno escluse dall’ambito di applicazione le grandi imprese con fino a 1000 dipendenti e le PMI quotate in borsa (ossia le cosiddette wave 2 e 3). Gli obblighi di rendicontazione si applicherebbero solo alle grandi imprese con più di 1000 dipendenti (ossia quelle con più di 1000 dipendenti e un fatturato superiore a 50 milioni di euro o un bilancio superiore a 25 milioni di euro). Questa nuova soglia allineerebbe maggiormente la CSRD alla CSDDD. Salva comunque la possibilità di adottare gli standards ESRS su base volontaria e/o per rispondere alle richieste degli stakeholders.
- Value chain cap: per le imprese che non rientrano più nell’ambito di applicazione della CSRD (fino a 1.000 dipendenti), la Commissione adotterà mediante un atto delegato uno standard di rendicontazione volontaria, basato sullo standard per le PMI (VSME) elaborato dall’EFRAG. Tale standard fungerà da scudo, limitano le informazioni che le aziende o le banche che rientrano nell’ambito di applicazione della CSRD possano richiedere alle aziende nelle loro catene del valore con meno di 1.000 dipendenti.
- Posticipo di tutti gli obblighi di comunicazione previsti dalla CSRD per le grandi imprese c.d wave 2 (grandi imprese che non sono enti di interesse pubblico e che hanno più di 500 dipendenti, nonché grandi imprese con fino a 500 dipendenti) e per le PMI quotate c.d. wave 3 (PMI quotate, piccole e non complesse istituzioni creditizie, e imprese di assicurazione e riassicurazione captive) che devono presentare relazioni nel 2026 e nel 2027.
L’obiettivo del rinvio è evitare che alcune imprese siano tenute a rendicontare per l’anno finanziario 2025 (wave 2) o 2026 (wave 3) per poi essere successivamente esonerate da tale obbligo, con conseguenti costi evitabili e inutili.
- La possibilità di passare da un requisito di “limited assurance” a uno di “reasonable assurance” verrebbe eliminata.Questo garantirebbe chiarezza sul fatto che non vi sarà un futuro aumento dei costi di verifica per le imprese soggette agli obblighi.
- Nuova timeline per l’implementazione e il recepimento della CSDDD: che vincola le imprese a verifiche sui diritti umani e ambientali lungo la supply chain, viene posticipata al 2028 per tutti gli Stati Membri.
- Esonero dall’obbligo di condurre valutazioni approfondite degli impatti negativi che si verificano o potrebbero verificarsi in catene del vale spesso complesse a livello di partner commerciali indiretti. La piena due diligence rispetto alla catena del valore oltre il partner commerciale diretto viene richiesta solo nei casi in cui l’azienda disponga di informazioni plausibili che suggeriscono che si sono verificati o potrebbero verificarsi impatti negativi.
- Tassonomia UE, meno parametri e più flessibilità: per le aziende che rientrano nel futuro ambito CSRD (grandi aziende con più di 1.000 dipendenti) con un fatturato netto fino a 450 milioni, la proposta Omnibus prevede la segnalazione volontaria della tassonomia. Ciò ridurrà il numero di aziende obbligate a segnalare il proprio allineamento alla tassonomia. Riduzione del 70% degli indicatori da monitorare per dimostrare l’allineamento agli standard green. Le aziende sono esentate dalla valutazione dell’idoneità alla tassonomia e dell’allineamento delle loro attività economiche che non sono finanziariamente rilevanti per la loro attività (ad esempio quelle che non superano il 10% del loro fatturato totale, delle spese in conto capitale o delle attività totali).
Finanza di transizione. Novità assoluta la possibilità di segnalare “allineamenti parziali” per attività in fase di riconversione ecologica. Le aziende che hanno fatto progressi verso gli obiettivi di sostenibilità, ma soddisfano solo determinati requisiti della tassonomia UE, possono scegliere di segnalare volontariamente il loro parziale allineamento alla tassonomia. Ciò consente loro di dimostrare i loro sforzi esistenti e i progressi verso l’allineamento completo e di ricevere il riconoscimento per il loro impegno verso la sostenibilità.
La pubblicazione della proposta da parte della Commissione UE avvia un processo complesso e lungo che coinvolge negoziazioni, emendamenti e ulteriori discussioni tra molteplici istituzioni dell’UE.