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27 Feb 2025
News Terrin

Il processo tributario e i limiti all’efficacia del giudicato penale: la sentenza 3800/2025

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La sentenza n. 3800/2025 della Corte di Cassazione, depositata il 14 febbraio 2025, ha delineato nuovi confini nell’interazione tra giudizio penale e tributario. In particolare, la Suprema Corte ha chiarito che l’efficacia di giudicato della sentenza penale dibattimentale di assoluzione («perché il fatto non sussiste» o «per non aver commesso il fatto») riguarda esclusivamente le sanzioni tributarie, senza incidere sull’accertamento dell’imposta. L’intervento della Cassazione si inserisce nell’ambito dell’articolo 21-bis del D.lgs. 74/2000, introdotto con il D.lgs. 87/2024 (la c.d. Riforma sulle Sanzioni).

Il caso esaminato dalla Corte

Il principio è stato applicato in un caso concreto riguardante una S.r.l. che aveva impugnato un avviso di accertamento per IRES, IVA e IRAP (del 2015) a seguito della contabilizzazione di fatture per operazioni inesistenti. Dopo una sentenza parzialmente favorevole al contribuente, la Corte di giustizia tributaria di secondo grado aveva annullato integralmente l’avviso di accertamento basandosi esclusivamente sulla decisione penale assolutoria. L’Agenzia delle Entrate ha impugnato tale decisione, sostenendo che il giudice tributario non aveva svolto una valutazione autonoma della prova, ma si era limitato a recepire la sentenza penale.

Accogliendo il ricorso dell’Agenzia, la Cassazione ha ribadito che la sentenza penale di assoluzione, anche se irrevocabile, non ha effetto vincolante sul processo tributario in merito all’accertamento dell’imposta. Ciò deriva dalla diversa natura dei due procedimenti: mentre nel processo penale la condanna richiede la certezza della colpevolezza, nel processo tributario l’onere della prova segue regole diverse e più articolate.

I principi costituzionali e unionali

La Cassazione ha giustificato questa distinzione anche alla luce dei principi costituzionali e dell’ordinamento unionale. L’accertamento del tributo si fonda sul principio della capacità contributiva e mira a garantire la giusta imposizione fiscale, con un riparto dell’onere della prova tra contribuente e fisco. Il sistema penale, invece, impone un onere probatorio esclusivamente a carico dell’accusa. Inoltre, nel diritto penale esistono soglie di valore per la rilevanza delle condotte evasive, mentre nel diritto tributario la valutazione avviene su basi diverse, il che impedirebbe un’automatica estensione del giudicato penale all’accertamento fiscale.

Possibili sviluppi normativi

La sentenza 3800/2025 della Cassazione rappresenta un punto di svolta nella giurisprudenza tributaria, chiarendo i confini dell’interazione tra giudicato penale e processo tributario. Sebbene l’assoluzione penale possa avere effetti sulle sanzioni tributarie, l’accertamento dell’imposta rimane un ambito autonomo, soggetto ai principi e agli oneri probatori propri del diritto tributario. Tale decisione ha alimentato un dibattito sulla necessità di un intervento normativo chiarificatore.

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